IL PRESIDENTE GIORGIO SCANDOLA SI RACCONTA

Zevio. Stadio Todeschini. E’ domenica 27 ottobre e sono le ore 15:20. Si è da qualche minuto
concluso il primo tempo tra l’omonima squadra di casa e il Casteldazzano. I bianconeri sono in
vantaggio per 2 a 1. L’immancabile Giorgio Scandola, il Presidente della Società, scende a due a
due i gradoni dello Stadio Todeschini, diretto, presumo, verso il bar per un momento di meritato
ristoro. E’ visibilmente soddisfatto sia per il risultato, seppur parziale, che per il gioco espresso dai
suoi ragazzi. Quale potrebbe essere, se non questo, il momento migliore per estorcergli un’intervista
e al tempo stesso scroccargli il leggendario caffè dei coniugi Scolari? Mi presento e dopo un
secondo di esitazione si presta ben volentieri al “nostro fuoco di fila” anche perchè ha fretta di
tornare a prendere posto e godersi il secondo tempo della partita.

 Perchè hai deciso di diventare presidente di questa società?
Sono diventato Presidente dell’Ac Zevio perchè mi è toccato. La nostra è una cooperativa sportiva,
quindi il presidente non è un “padre e padrone”, bensì una persona scelta dal direttivo, dove per
varie vicissitudini ci turniamo un po’. Diciamo che lo faccio anche molto volentieri e forse è il
coronamento di una “carriera” iniziata nei pulcini, proseguita ininterrottamente fino agli juniores e,
seppur con poche presenze, culminata in categoria con la prima squadra. Successivamente ho fatto
il percorso da modesto allenatore dei piccolini e da lì è partito un po’ tutto: allenatore, dirigente,
coordinatore e via dicendo.

 Da dove nasce la tua passione per il calcio?
La mia passione per il calcio? Mi sono sempre visto con un pallone tra i piedi, con gli amici, dalle
elementari in poi. Il vero innamoramento però l’ho avuto, considerata anche la mia età, con i
Mondiali del 1974. Avevo dodici anni, con la grande Olanda ed il mito di Johan Cruijff è nato
proprio tutto.

 Conosciamo meglio la persona Giorgio Scandola: come ti descriveresti con tre
aggettivi?
Tre aggettivi: un po’ introverso, però ci sta; buonista, che non vuol dire buono, visto anche il lavoro
di mediatore che faccio. Infine disponibile, ma anche altruista. Mi sono sempre dato da fare nel
volontariato, anche in parrocchia, e sono donatore di sangue. Sono comunque cose che non mi piace
mettere in piazza. Non mi piace fare le cose tanto per farle vedere, non lo trovo giusto. Sono una
persona discreta. Ho questa passione per il calcio e per lo Zevio. Nonostante abbia dei buoni e
capaci collaboratori mi piace essere qua quando stacco dal lavoro. Il giretto al campo lo faccio
sempre. A detta di mia moglie è anche troppo, anche perché alla fine non si parla di mezz’ora, bensì
di ore. Svolgo questa attività con molta passione. La carica di presidente non ha cambiato il mio
modo di essere e di pormi.

 Hai qualche pensiero da esprimere dell’operato dell’allenatore Antonio Sorgente in
questa prima parte del campionato?
Se andiamo nello specifico di questa stagione, parto dalle scelte tecniche fatte in primis dal direttore
sportivo Isolani, che ha scelto Mister Sorgente. Io Antonio Sorgente l’ho sempre visto nei campi
giovanili, dove ci siamo incrociati parecchie volte. Devo dire che mi ha sorpreso molto la persona,
specialmente fuori dal campo. Dentro al campo si sa che ci sono la transagonistica e tutto il resto.
Però, indipendentemente dalla gestione delle partite, che non mi permetto di giudicare, posso dire
che durante gli allenamenti vedo una persona che sa il fatto suo e che in tutti i modi cerca di farlo
capire ai ragazzi della squadra. Penso che sia soddisfatto e sono convinto che è stato creato un
buono staff della prima squadra. Senza nulla togliere, ovviamente, a chi ci è stato in passato. Magari
l’esperienza insegna. Bisogna sempre imparare dal passato. Perciò diciamo, al netto dei risultati,
che sono soddisfatto di questa prima parte del campionato, riconoscendo il merito a chi ha allestito
la squadra. Mi sembra che siamo una squadra di una buona qualità per la categoria.

 Ritieni che sia stata allestita una squadra competitiva per questa stagione?
Lo scopo della nostra società è quello di inserire, nel limite del possibile, qualche giovane
proveniente dal nostro settore giovanile. Chiaro che se il campionato lo permetterà, con una buona
classifica nella seconda parte della stagione, ci sarà spazio in più per qualche nostro ragazzo. Questa
è un po’ la nostra idea di far calcio in questo momento. Ovviamente i giovani si dovranno
guadagnare questa opportunità. La meritocrazia deve esistere sempre. Vogliamo fare un campionato

tranquillo e non porci limiti, dobbiamo ottenere il prima possibile il nostro obiettivo primario, che è
una salvezza tranquilla. Poi si vedrà.

 Chi è, secondo te, la favorita di questo campionato?
Il girone B della prima categoria è un girone abbastanza impegnativo. Adesso, dopo un po’ di
partite, si cominciano a delineare le formazioni più forti; qualche squadra non è ancora al top,
tuttavia le favorite della vigilia sono sicuramente le due vicentine, Sovizzo e Chiampo. Un po’
indietro secondo me c’è la Pro Sambo. Queste squadre hanno investito molto, sia a livello
economico che in termini di qualità, e prima o poi dovrebbero risalire. A noi piacerebbe essere la
rompiscatole di turno, giocarcela con tutte. Si può perdere o vincere, ma vorremmo toglierci
qualche buona soddisfazione.

 Quali nuove idee hai per mantenere il blasone della società? Ed infine: che messaggio
vuoi inviare agli sportivi e tifosi dello Zevio?
Sarebbe importante ottenere qualcosa di buono per il nostro blasone, visto che quest’anno
festeggiamo i 95 anni. Pensiamo di fare una festa verso fine stagione per coinvolgere un po’ tutti. E
da lì partire con un progetto che ci porti al centenario, un progetto fatto veramente bene. Ci stiamo
un po’ ristrutturando, partendo dal settore giovanile in su per cercare di privilegiare la qualità degli
allenatori che nei prossimi anni verranno a calcare i nostri campi, per far crescere al meglio
possibile i nostri ragazzi. Questa deve essere la nostra mission futura: aumentare la qualità di chi
allena e soprattutto di chi verrà allenato. C’è tanto da fare. Usciamo da un anno abbastanza
tribolato, ma questa non deve essere una scusa. Deve essere uno sprone per partire meglio. Perciò i
nostri progetti sono a medio-lungo termine. Questo comporta riuscire a portare in prima squadra più
ragazzi possibile, creando un gruppo competitivo che riesca a mobilitare i nostri compaesani che
sono più pantaloni e che potranno così gustare del buon calcio la domenica pomeriggio. Faremo le
nostre belle iniziative per cercare di portare più gente possibile al campo, sperando di creare un
ambiente sereno dove, una volta finita la partita, si possa ritenersi soddisfatti di quanto si è potuto
vedere. Questo sarebbe il top, ma si sa che nel calcio conta soprattutto il risultato.

Prendo la borsa e ripongo il quaderno degli appunti. Mi giro per ringraziarlo per il tempo che mi ha
concesso, ma è già sparito. Non ho dubbi su dove trovarlo. Rivolgo lo sguardo verso la tribuna e lo
vedo al suo posto per tifare la propria squadra. Grazie presidente ed in “bocca al lupo” ….

FZ

 

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